Il Berlinauta è tornato al Tipi, il tendone da circo proprio davanti al Parlamento, per incontrare Etta Scollo.
L’ha incontrata prima del concerto per capire come mai questa siciliana con il sole della sua terra nella voce abbia scelto di vivere così lontano dal profumo delle arance.
C’erano un po’ di cose che avevano colpito il Berlinauta, leggendo di Etta Scollo. Le sue collaborazioni eccellenti (da Battiato a Sollima, dai Radiodervish ai progetti comuni con Franco Scaldati e Emma Dante), il suo percorso musicale in paesi di lingua tedesca e il suo lavoro di ricerca sulle tradizioni siciliane, che si è spinto fino alla poesia araba siciliana. E infine il fatto che il suo brano “I tuoi fiori” era stato scelto da Kim Ki Duk (regista che il Berlinauta ama molto) per il film “Bad guy”.
E’ quindi con molta curiosità che il Berlinauta si è avvicinato ad Etta Scollo. Scoprendo, ad esempio, che nel suo caso l’emigrazione non è stata una scelta ma più che altro una combinazione fortuita di eventi che ha portato Etta sempre più a nord, prima a Torino, poi a Vienna, poi ad Amburgo ed infine a Berlino.
O che Etta riesce a vivere a Berlino perché questa città è anch’essa, in fondo, un’isola. E allora riesce a far convivere, qui, la sua “identità sia isolana che europea”.
E forse è proprio a Berlino che Etta ritrova quello spirito di tolleranza che l’ha affascinata, quella della Palermo di più di mille anni fa, quando arabi, berberi, spagnoli e persiani, egiziani e maghrebini vivevano insieme in pace in quella che è stata definita “la prima grande città cosmopolita dell’alto medioevo”.
Il Berlinauta saluta Etta ripromettendosi di andarla a trovare nella sua casa ex-sala da ballo per militari, e aspetta con impazienza l’inizio del concerto nel tendone del Tipi.
E con Etta arriva la Sicilia, entra nel Tipi a poco a poco, quasi scusandosi, un racconto sussurrato, uno scacciapensieri, un’immagine, il grido di una madre, un panorama suggerito.
Etta, prima di ogni canzone, spiega da quale racconto o leggenda è nato il brano oppure legge direttamente la poesia alla quale si è ispirata. E che si tratti di un poeta arabo siciliano o di Ignazio Buttitta (il Neruda di Sicilia, così viene introdotto), il Berlinauta rimane ugualmente incantato dalle parole di Etta, anche se, deve ammetterlo, non padroneggiando ancora il tedesco né avendo mai avuto grandi conoscenze di siciliano, non tutto gli è chiaro.
Ma presto il Berlinauta capisce che non è poi così importante capire tutte le parole, perché in fondo questo non è un concerto. E’ un viaggio, nello spazio come nel tempo, e Etta è una guida po’ speciale che ci accompagna per mano attraverso una Sicilia immaginaria, leggendaria, poetica, eppure allo stesso tempo così presente, concreta, popolata com’è di paesi, vicoli, panni stesi ad asciugare, uomini pesce, fondali marini, un re, colonne che reggono l’intera isola, navi, palazzi nel deserto, bambini in bici nei corridoi, pecorai, corse per ringiovanire, figlie del re che si innamorano del garzone del pescivendolo, strazi d’amore in un mercato, prefetti di ferro, mafiosi, pirati (anche americani).
Immagini che un po’ alla volta disegnano una mappa di una terra senza tempo, vicina e lontana, presente e passata, una mappa che è fatta di immagini e di suoni, ma che poco a poco la voce di Etta e la musica dei suoi incredibili musicisti polistrumentali (solo tre, ma suonano decine di strumenti diversi) trasforma in mappa polisensoriale.
E allora nessuno si stupisce se la birra sui tavoli del Tipi diventa scura come il Nero d’Avola, o se i piatti sui tavoli mandano indietro odore di arancine.
Il Berlinauta si guarda intorno e non riesce a credere che i disolitofreddini tedeschi siano lì a battere le mani a tempo, a provare ad addentrarsi nel siciliano e a riversare applausi scroscianti su Etta e i suoi musicisti. Perfino i camerieri, durante il concerto, ascoltano Etta incantati e battono il tempo con i piedi!
Ora finalmente il Berlinauta capisce perché Etta riesce a sentirsi se stessa, perché riesce a sentirsi perfettamente siciliana, pur vivendo a Berlino. Certo! Perché il segreto di Etta è che la Sicilia se la porta dentro, e ogni tanto la condivide con chi ha la fortuna di passarle vicino. Forse, ma di questo il Berlinauta non può esserne certo, Etta ha perfino il cuore, a forma di Sicilia.
Alla fine del concerto non c’è più un pubblico tedesco, ma di isolani DOC, come appena usciti da un festival sulla piazza del paese. Forse sognavano il sole e il mare del Sud, i tedeschi di Berlino, e per un paio d’ore l’hanno trovata: odori, sapori, i suoni della lingua, forse dei siciliani hanno perfino l’andatura, quando escono un po’ storditi dal tendone del Tipi.
Allora anche la sera berlinese, dopo, è più calda del solito, e si sente, da chissà dove, una brezza di mare, lontani richiami di pescatori e, lontano lontano, giura il Berlinauta, un profumo di arance. Siciliane.













Un Commento
Caro Berlinauta,
grazie per queste belle notizie così approfondite sull’Italia a Berlino.
Complimenti, continua così
Simo